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L’ALBA

4 volte la settimana per 52 settimane fanno 208 che per 5 anni fanno 1040. Sono le albe che all’incirca io e i miei compagni di merende della mo.re 2017 abbiamo passato insieme da quando corriamo.

In una di queste , quest’inverno, fra i discorsi attorno ai massimi destini del mondo che si intavolano alle 5:45 del mattino, e’ saltato fuori il vecchio progetto della mo.re. Fin dall’inizio questa e’ stata la squadra piu’ naturale ma prima uno ha messo in cinta la moglie pur di non partecipare, poi l’altro s’e’ incriccato la schiena a furia di portare a spasso un cane da 60 kg, poi l’altro e’ stato un anno in castigo per aver avuto la pessima idea di stare male alla mo.re 15… insomma la vita ha mischiato le carte e nel 2017 e’ venuto fuori il tris giusto.

La preparazione la effettuiamo a modo nostro, cioe’ ad minchiam. Tanti gli impegni per poter concordare lunghi insieme, un paio di tapasciate qua e la’ e qualche lunghetto il sabato perche’ la domenica i figli hanno calcionuotoatletica e non se ne parla. Con Ale facciamo la Momot usandola come lungo e se doveva essere quella a fare morale in realta’ fa’ il contrario. Lui va in crisi, io anziche’ aiutarlo gli tiro il collo. Fine della storia, affiatamento zero e preparazione poca. Un ghiacciolo, quattro scambi di insulti e siamo di nuovo a cavallo. Siamo simili io e lui, spigolosi quanto basta per avere buoni amici ma anche persone che proprio non ci sopportano ,e’ cosi’ da quando eravamo bambini, ce ne siamo fatti una ragione. Marco e’ piu’ trasversale ma ha la colpa di essere nostro amico e tutti ci accorgiamo che attorno alla nostra squadra c’e’ un alone di “gufismo generale”, sappiamo che quella notte saranno in diversi a godere di una nostra debacle e questo ci carica piu’ di qualsiasi preparazione. Nella convinzione generale Ale non corre da 4 anni, io salto sempre ( su mille gare mi sono ritirato 3 volte delle quali una per solidarieta’… mah) e Marco non si capisce se e’ un velocista o un ultramaratoneta. E’ il destino di quelli che si espongono, poco male.

Fra dubbi e perplessita’ arriva il 17. Io rispetto e temo la mo.re, visto che gia’ una volta mi ha costretto al ritiro, ma sono stranamente sereno e mi sento piuttosto in forma. Marco dei tre e’ il cavallo che corre, motore piu’ performante e possibilita’ superiori ma la crisi puo’toccare tutti e io Roma me la ricordo. Ale e’ quello un po’ piu’ rabbuiato, ha qualche acciacco e in generale si sente poco pronto ma sente la sfiducia del mondo addosso e conoscendolo so che per lui sara’ il carburante migliore.

Con l’aiuto davvero fondamentale dei maratonisti al seguito Silvio e Roberto arriva il sabato. Attesa snervante e finalmente il via dopo aver sbadigliato non poco attorno alle 23. Partiamo lenti, anche piu’ lenti del preventivato, ma stanotte non importa come quasi mai del resto. Nessuno spazio alle perplessita’, si arriva in cima. Lasciamo ad Ale il compito di impostare il passo e dopo qualche km passo davanti con Marco che gestisce la situazione da dietro. Silvio e Roby sono encomiabili, mai una parola fuori posto, mai un incitamento sbagliato, lasciano fare a noi anche quando la stanchezza porta qualche tensione. 30 km scorrono tranquilli e al ristoro del ponte sull’Adda pasticciamo un po’, ci cambiamo e perdiamo un po’ il passo ma ormai siamo sui gradini di Calolzio. Ale finalmente si scioglie, sa che da qua in avanti e’ solo testa e lui sa di averne, la parte “atletica” che poteva mandarlo in crisi e’ finita. D’un fiato fino a Rossino e poi su in costa alla montagna fino a Erve. Siamo partiti indietrissimo e ora siamo quasi soli, qualche cadavere ambulante, qualcuno sdraiato a bordo strada ma noi ci siamo. Camminiamo abbastanza spediti, non riusciamo a correre ma era nelle previsioni. Le luci di Erve si palesano quando l’orologio segna 3:52  di gara circa, siamo stati lenti ma ci siamo e siamo piu’ vivi che mai. Un altro cambio, un regalo di Ale che ci fa trovare tre fantastiche magliette alla macchina posteggiata a Erve, (l’ho detto che e’ un essere odioso ma capace di gesti meravigliosi?) allieta un po’ l’umore. Io devo avere una faccia bollita ( me lo confesseranno poi) ma l’idea del ritiro non mi sfiora lontanamente. Siamo in pochi e Silvio e Roby decidono di seguirci anche sul Pra’ , troviamo fantastica l’idea di poter chiudere insieme. Arriva il sentiero e al cartello del 40esimo km inizia il pezzo duro davvero. Dopo poco vado in crisi, mi sento completamente vuoto, ma qua le gambe contano poco, bisogna solo restare lucidi. I miei compagni sono perfetti, sento in loro la fiducia, e questo conta tanto. Intanto che prendo fiato penso ad Ale e a quanto sia stato infame nei suoi confronti 20 gg fa ma chiarirsi fra amici oggi sta facendo  la differenza. Mi danno il tempo di rifiatare e dopo una ventina di minuti stentati e camminati a strappi ritrovo forza e fiducia. Al bivio del forcellino mi scappa un gesto a pugno duro, tipo Inzaghi che segna in semifinale con l’AJax, da qua e’ solo un trasferimento in leggera salita.

I pini fatidici , l’ultimo strappo e la scritta arrivo. In 5 cosi’ come l’avevamo studiata e sognata, impreparati e magari inadeguati secondo i piu’, con la voglia di vivere un’esperienza straordinaria da persone normali.

Ci cambiamo e ci prepariamo alla discesa che e’ gia giorno quando il taciturno Marco prende la parola e in una frase riassume tutto:”Oh raga di ALBA ci mancava solo questa!”

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