
Cosa c’entra la corsa con lo Zen?
C’entra, c’entra! Come allenarsi divertendosi in armonia con il proprio corpo maturando interiormente senza alcun limite. Lo so da quando ho letto “Lo zen e l’arte della corsa”, scritto nel 2001 da Luca Speciani, classe 1962, atleta di buon livello negli anni ‘80 sulle distanze di 5.000 e 10.000 metri, maratoneta con un tempo di 2h36′, laureato in scienze agrarie ed esperto di omeopatia, medicina alternativa, alimentazione naturale e agricoltura biologica. Lo zen è un modo di rapportarsi all’esperienza, e il suo obiettivo è, come per tutte le filosofie di stampo buddista un più alto livello di coscienza. L’autore di “Lo zen e l’arte della corsa” si racconta e pone domande provocatorie e stimolanti che portano chi legge a voler pian piano rapportarsi alla corsa in modo nuovo, più intuitivo e naturale, cercando di fare silenzio interiore, concentrandosi sulla respirazione e imparando a sentire il proprio corpo. L'emozione del gesto atletico, vissuta in un’ottica originale di riscoperta interiore matura e appassionata, ha creato la premessa per questo libro, ricco di spunti ed itinerari che ognuno potrà percorrere al proprio passo. Episodi autobiografici, suggerimenti pratici, approfondimenti tecnici, piccoli e grandi spunti di riflessione, costituiscono il percorso suggerito dall’autore per riavvicinarsi alla fatica, all’umiltà, all’esaltazione del correre da una prospettiva completamente diversa: guardando dentro di noi, mirati al centro. Tra test, racconti, domande e cronache, vengono toccati tutti i temi che interessano il runner che voglia riscoprire una nuova dimensione. Dall’alimentazione al rilassamento zen, dalle tecniche di respirazione alla tattica di gara, dagli stimoli competitivi all’istintività del gesto atletico, dalla demotivazione all’uso di integratori, al doping, agli infortuni e alle diete, in un libro che vuole far discutere, e non lasciare nessuno indifferente. Un’ampia bibliografia, un glossario zen, e i più recenti siti internet sull’argomento, completano l’opera, lasciando qualche domanda senza risposta. O meglio indicando dei possibili percorsi, per consentire a ciascuno il piacere di “mordere da solo la mela”.
