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Marathon des Dunes

 Camera con vista sul deserto

 
Camera con vista sul deserto: titolo di una storica canzone di Ligabue, nonchè uno dei miei innumerevoli sogni nel cassetto, che ho voluto realizzare durante le appena trascorse vacanze di Natale. E cosa poteva esserci di meglio di un'appassionante gara a tappe in questo magico ambiente? Il deserto è quello del Sahara e la gara è la Marathon des Dunes. Il paese è l'Algeria. Certo niente a che vedere con le gare più estreme che si corrono in questo ambiente, vedi le varie Marathon des Sables e 100 km del Sahara, ma ogni cosa a suo tempo... e da qualche parte bisogna pur cominciare... quindi la scelta è ricaduta su questa gara praticamente sconosciuta nel nostro paese, ma assai rinomata in Algeria e in altri paesi europei, Francia in primis. Ma alla Marathon des Dunes partecipano anche svizzeri, austriaci, belgi, tedeschi, inglesi, egiziani e... persino un coreano. La gara si compone di 3 tappe da 14 km circa ciascuna; non ci sono chip nè tanto meno una precisa scansione chilometrica, solamente dei cartelli segnalatori ogni 2 km, molto approssimativi. Alloggiamo in una sorta di camping nei dintorni della città di Tamanrasset nel profondo sud algerino. La città è poco accogliente e ci spostiamo perennemente scortati dalla polizia. Ma il deserto tutt'intorno è un paradiso della natura, un luogo magico, con un fascino incredibile e dei colori pazzeschi. E' un deserto roccioso, dove spicca il rosso dei monti dell'Hoggar che svettano in mezzo al nulla, sotto ad un cielo incredibilmente blu, quasi accecante, un cielo che non potrò mai scordare, senza una nuvola per una settimana intera. E poi il sole caldo che picchia senza però infastidire, accompagnato spesso da una piacevolissima brezza. E i tramonti, meravigliosi, dove tutto si colora di rosso. E quelle notti indimenticabili, con il cielo stellato da far paura, e la luna, immensa, a rischiarare tutto quanto... quanto l'ho guardata e riguardata... Un posto da sogno, quel sogno che ho tirato fuori dal cassetto e sono andata a realizzare nella maniera che piace a me, correndo...
Partenza il 26 dicembre per Algeri dove mi ritrovo col gruppo di atleti della medesima città e con l'organizzatore della gara. In serata il volo verso il profondo sud sahariano in direzione Tamanrasset dove arriviamo in piena notte. E' il 27 dicembre ed è il mio 32^ compleanno, che festeggio in volo con i compagni e compagne d'avventura algerini, con tanto di deliziosi dolci locali gentilmente offerti dall'Air Algerie. Resto molto colpita dalla loro socievolezza, allegria e genuinità.
Dopo una giornata trascorsa a conoscerci, ambientarci e scoprire la città situata a pochi km dal nostro lodge, ci attende il briefing pre-gara dove vengono esposti tutti i dettagli, e naturalmente la distribuzione dei pettorali: il mio è l'87. e mi piace...
Lunedi 28 è il giorno della prima tappa. Veniamo prelevati dall'accampamento e in una carovana di pullman e jeep scortati dalle camionette della polizia ci addentriamo in fila indiana all'interno deserto. Partenza e arrivo nello stesso punto in corrispondenza del suggestivo Pic de Ihaghen. E' un luogo favoloso, già dal tragitto in pullman capisco che questa sarà una corsa davvero speciale, è un panorama quasi irreale. Alla partenza si respira un'atmosfera di festa, la tensione pregara è insesistente, si ride, si scattano foto, ci si conosce meglio. Per fortuna che qualche frase di francese ancora mi è rimasta nella memoria dai tempi del liceo... Ed è bello scoprire che anche i nemici francesi non sono proprio tutti nemici, anzi... Faccio subito amicizia con tutti, europei ed algerini. Siamo proprio un bel gruppo, rumoroso, allegro, come piace a me. Sulla linea di partenza a dare il via le autorità locali e una fila di cammelli montati dai tuareg coi loro megaturbanti e le loro vesti colorate lunghe fino ai piedi a rendere il tutto ancora più suggestivo. E finalmente si parte. La prima metà di gara scorre via agevolmente e in modo assai gradevole. 7 km di piacere totale della corsa, godimento di un paesaggio maestoso, affascinante, incredibile. Correre in mezzo al nulla, nel silenzio, circondata solo dalla magnificità dei promontori rocciosi che svettano nella pace del deserto sotto ad un cielo blu da far paura apre il cuore e fa dimenticare perfino il sole che picchia pesantemente e il fondo per nulla agevole. Mi sento io sola con la natura, in un tutt'uno con il paesaggio, mi ci sento immersa al 100%, e mi sento padrona del deserto e padrona del mondo. In quel tratto di Sahara il deserto è roccioso, quindi niente dune, ma non per questo facilmente percorribile. La gara sta proprio qui, nel cercare le migliori traiettorie, i tratti più facilmente corribili, dove non ci sono troppe sconnessioni, troppi sassi o punti in cui si sprofonda, perchè comunque della sabbia c'è. E' un continuo zigzagare, alla ricerca dell'appoggio più confortevole. La velocità conta relativamente, l'osservazione e la testa sono invece fondamentali. Bisogna dosare le energie, anche perchè non si tratta di un percorso piatto, è un continuo saliscendi, non dimentichiamoci che ci troviamo a circa 2000 mt... importante saper gestire anche il bisogno di idratarsi, visto che è previsto solo un ristoro a metà gara e anche se correndo nel deserto non si suda, l'aridità ti prosciuga ogni liquido che hai addosso. Per fortuna che la mia testolina mi ha saggiamente suggerito di bere abbondantemente prima della partenza... cosa che invece non ha fatto Nora, la ragazza francese che sarà la mia rivale nel corso di tutte e tre le tappe, e che il primo giorno si è fatta cogliere da una crisi di disidratazione per non aver badato al "dettaglio". Partita fortissimo col suo fisico asciutto e scattante, si è fatta poi raggiungere e superare da me. E dopo un'iniziale ripresa e un testa a testa durato qualche km ha definitivamente ceduto. La seconda parte di gara poi è decisamente più tosta e richiede una grande resistenza. Circa 7 km controvento, e il vento del Sahara quando ci si mette non è proprio una brezzolina primaverile... per di più con parecchi tratti in salita. Dura, parecchio, ma si sa che quando il gioco si fa duro io stringo i denti e tiro fuori le unghie... e così è stato. Dopo aver definitivamente tagliato fuori Nora, nonostante le gambe un po' indolenzite e il respiro affannoso, sorprendentemente porto avanti una serie di sorpassi, uno dopo l'altro. In tanti di fronte alle condizioni climatiche avverse si arrendono, alcuni si mettono a camminare, altri notevolemente affaticati si trascinano in una corsa molto lenta. Io dalla mia ho ancora energie e soprattutto la mia tenacia e la mia testa dura che mi fanno resistere anche all'insidia del vento. Il pensiero va a Livorno dove a novembre in una giornata di libeccio ho fatto il mio personal best nella mezza; e a Roma dove in condizioni un po' meno critiche ma comunque non favorevoli, ho corso la mia prima maratona. Gli ultimi 2 km della prima tappa in effetti sono particolarmente critici anche per me, ho parecchia sete e le energie pian piano vanno affivolendo. Ma ormai siamo agli sgoccioli... e quando taglio il traguardo e tra gli applausi mi sento dire "première femme" quasi non ci credo. Ho bisogno della conferma di altri componenti dell'organizzazione per rendermi conto di essere stata davvero la prima donna ad arrivare... il mio primo "prima assoluta"! Quasi un miracolo! Nora arriverà un minuto dopo, e tutte le altre a ruota. 1^ su 23 donne! Un'emozione mai provata! E nel giro di pochi minuti mi ritrovo con i microfoni e le telecamere puntate addosso per le varie interviste... rigorosamente in francese... e mi sembra tutto così pazzesco! Io abituata a posizioni di metà classifica (quando va bene!) trovarmi al centro dell'attenzione, circondata dai complimenti di tutti... un miracolo! Eppure è realtà! E decido quindi di godermi il momento di gloria...
Il giorno dopo, il 29 dicembre, si corre la seconda tappa. La partenza è in prossimità dell'aeroporto mentre l'arrivo è proprio nel bel mezzo del deserto, a Oued Terakni. E' un percorso veloce che si corre su una pista battuta. Avendo ben studiato la mia avversaria sono consapevole del fatto che questa è una tappa adatta alle sue caratteristiche. Qui la velocità conta. Cosi la lascio andare avanti, cercando di starle comunque alle calcagna, in modo da non perdere più di tanto il vantaggio della prima tappa. La ragazza è una tosta, è veloce, ma, anche se un po' a fatica, riesco a starle dietro. La seguo ad una cinquantina di metri di distanza e non la mollo un attimo. Questo però non mi impedisce di ammirare lo strardinario paesaggio in cui stiamo correndo. E' un tratto di deserto ancora più affascinante di quello del giorno prima, c'è anche un po' di vegetazione qui, il colpo d'occhio e i colori sono impressionanti, corro veloce spinta dall'entusiasmo che cresce alla scoperta di questo panorama incantevole. Il cuore batte sempre più forte, per la fatica ma anche per l'emozione. Ad un certo punto affrontiamo un tratto insidioso, attraverso rocce e sterpaglie (e i tagli sulle gambe si conteranno poi numerosi...). Mi ritrovo praticamente alle spalle di Nora, e visto che siamo a meno di 1 km dal tragurdo, provo il colpaccio e la supero. Appena si rende conto del sorpasso però come una furia accelera e va via in uno sprint pazzesco. Capisco che non è il caso di insistere e la lascio andare... senza mollare troppo il colpo però... lei è prima e io subito dietro a pochi secondi. Sono comunque felice, ho corso forte, mi sono goduta il deserto e il mio distacco si è ridotto solo di pochi secondi.
Mercoledi 30 dicembre si corre la terza ed ultima tappa, quella decisiva, e ormai per me non è più solo una passeggiata turistica, è gara vera! Forse per la prima volta sento davvero la sfida agonistica. voglio vincere! durante il riscaldamento mi sento molto carica, faccio degli allunghi e mi sorprendo di quanto le gambe vadano via velocemente. Alla partenza, che avviene più o meno nella zona in cui abbiamo corso la prima tappa, le gambe prendono subito il ritmo, non vedo la mia avversaria, ma inizio la mia cavalcata. Non mi faccio distrarre nemmeno dal panorama, testa bassa e pedalare! Quasi non mi capacito di quanto riesco a correre veloce dopo 2 tappe e 28 km nelle gambe... penso solo a correre e ad andare più forte che posso, penso che lei è li alle mie calcagna e che se mollo il colpo lei è lì in agguato! E siccome oggi voglio vincere non posso farmi fregare! Gli ultimi 4 km si corrono a Tamanrasset, in città, tra la gente. Appena metto piede sull'asfalto mi pare di volare, dopo 38 km sul terreno sconnesso del deserto, la strada è quasi una passeggiata. Per la prima volta da quando sono partita mi volto alla ricerca della mia avversaria per vedere che non mi faccia scherzi proprio all'ultimo... e con mia piacevolissima sorpresa scopro che... non è nemmeno visibile allo sguardo! Ciò significa che ormai non può più riprendermi e quindi... sto andando a vincere! Sospinta dall'entusiasmo di questo pensiero e trascinata dal tifo della gente del posto vado in fuga, saluto tutti, felicissima, stanca morta ma col sorriso sulle labbra. A 100 mt dal traguardo c'è l'organizzatore della gara che si congratula con me. Alzo le braccia, esulto, gli ultimi metri li corro tutti cosi, come una top runner che va a vincere una maratona olimpica. E, anche se non è una maratona olimpica, per me è un sogno, anzi una realtà! La realtà che supera il sogno! E le lacrime scorrono a fiumi, inevitabili!
Volevo semplicemente vivere l'emozione del deserto, correndoci attraverso... e invece... ho vinto la gara!  Una soddisfazione immensa! E un solo grande pensiero, per la persona che mi ha fatto vivere con i suoi racconti le emozioni di correre in questo luogo così speciale, magico, prima ancora che le provassi io in prima persona. E che mi ha accompagnata, sostenuta, incoraggiata durante tutta quest'avventura. Che mi ha dato l'entusiasmo e la carica per mettere le ali ai piedi e volare nel deserto. Per aver reso questo viaggio ancora più indimenticabile. Questa vittoria è per te Dario, per avermi insegnato ad amare il deserto... e non solo... per avermi fatto trovare la mia strada... e per aver deciso di affrontarla insieme a me. E perchè la prossima avventura nel deserto... e non solo... la correremo insieme!
 
Daniela V. 
 

 


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