Col vento in poppa alla mezza Maratona di Livorno
08/11/09: l'obiettivo è dichiarato da giorni: tentare di limare ancora un pochino il personal best approfittando della condizione fisica favorevole e della motivazione di correre sull'amato suolo toscano. Le previsioni meteo inflessibili da giorni dichiarano pioggia, ma visto il risultato delle ultime prove sul bagnato la cosa non mi tange più di tanto, anzi. Peccato però non aver messo in conto qualcosa di ben più fastidioso della pioggia, il vento! Appena scesa dalla macchina vengo paralizzata dalle raffiche di libeccio che dal mare ti arriva direttamente alle ossa. Il primo pensiero è quello di rivedere l'obiettivo odierno, non mi sembra la condizione meteo ideale per abbassare il personale. Quando inizio il riscaldamento sul lungomare le gambe sono talmente infreddolite e irrigidite che fatico a metterle in moto. Perfino i piedi non accennano a scaldarsi, ammollati nelle varie pozzanghere attraversate. Il pessimismo cresce... oggi la vedo molto dura... mi convinco quindi che la vivrò come una semplice "passeggiata" turistica alla scoperta di Livorno.
Alla partenza mi affianco alla mia lepre odierna, Fausto, uno dei due compagni dello stage di Viareggio della settimana scorsa. Ad ogni km mi informa della media che stiamo tenendo, sempre tra i 5 e 5,05, ottimo, proprio quello che avevo in mente negli ultimi giorni. Nonostante il vento e la pioggia reggo abbastanza bene. Tra l'altro Livorno è proprio una bella città, non pensavo, il panorama attorno è piacevole, si costeggiano dei graziosi canali con tutte le barche in fila, e il pensiero vola verso Venezia, l'ultima grande avventura. Cerco di non pensare alla fatica che quel passo mi crea, cercando di godere di quello che mi circonda. O almeno ci provo... Attorno al 13^ km si torna sul lungomare... e inizia la vera sofferenza. Il vento che soffia dal mare sbatte addosso alle gambe la pioggia che continua a venir giù imperterrita. I muscoli tornano ad irrigidirsi, faccio fatica a tenere il passo, le gambe rallentano da sole. Entro in crisi, fisicamente e moralmente. Passiamo attraverso la maestosa Accademia Navale dove i cadetti sono schierati ad accoglierci, ma nemmeno questo mi è di aiuto. Le gambe rallentano sempre più, non riesco a reagire, ho freddo e il pessimismo ormai ha raggiunto livelli top. Per fortuna che Fausto continua a spronarmi. Lui crede ancora che possa farcela a raggiungere il mio obiettivo e continua ad incoraggiarmi per tutti quei maledetti durissimi km. L'ostacolo più ostico è un interminabile rettilineo andata e ritorno. L'andata è tutta controvento. Corro a testa bassa perchè l'acqua arriva dritta negli occhi. Ho come la sensazione di correre in salita. Sono km interminabili. La mia lepre però mi ripete che dopo quel tratto il ritorno sarà tutto in discesa. Al tanto sospirato giro di boa in effetti posso tirare un sospiro di sollievo, col vento a favore è tutta un'altra storia. Mi rianimo e in breve tempo riesco a rimettermi sul mio ritmo. Fausto mi dice che se continuo così ce la posso fare. Non sono molto convinta, ma la verità è che la mente è talmente annebbiata dalla fatica che non riesco a fare un calcolo affidabile. Decido quindi di fidarmi di lui e quando vedo il cartello del 18^ km decido di tentare il tutto per tutto. E' il momento di tirare fuori tutto quello che è rimasto, senza più nessuno sconto. A 1,5 km dalla fine sento la testa che mi gira, ma non posso mollare proprio ora. All'ingresso della pista dove si affrontano gli ultimi 400 mt della gara mi lancio in uno sprint, senza nemmeno guardare il crono. Tiro e basta. Mi sale la nausea, ma ormai siamo agli ultimi metri. Mi dirigo verso il traguardo al massimo della velocità che riesco ad esprimere in quel momento. Quando passo sotto il gonfiabile il tabellone segna 1h48'39''. Sono esausta come non mai e ho bisogno di qualche secondo per rendermi conto che ce l'ho fatta davvero! Non riesco a crederci! Se ho tolto altri 32''al mio personale con queste condizioni atmosferiche chissà quanti ne avrei potuti togliere con un clima favorevole... Ma non importa più di tanto. Quello che conta è che sono soddisfatta e orgogliosa della mia prova di forza! Ancora una volta ho stretto i denti e ho portato a termine la mia missione.
E per la seconda volta nella mia breve carriera podistica (la prima era stata in occasione del mitico secondo posto alla Monza-Resegone) ho pianto lacrime di gioia! "Per così poco" penserà qualcuno... "Per così tanto" penso io...
Daniela V.