La mia seconda Monza-Resegone
Devo ancora rendermi conto che anche quest’anno io, Silvia e Dany V. abbiamo realizzato il nostro sogno di partecipare e concludere la Monza-Resegone, 50° edizione.
Un sogno che è durato un anno intero, da quando l’abbiamo portata a termine lo scorso anno come FotoRiboLadies, giungendo seconda squadra femminile classificata con 4.55.13, da quando proprio questa straordinaria prima volta mi ha fatto prendere la decisione di diventare un’Euroatleta e ricorrerla rappresentando tutte insieme i colori di questa Società.
Fino a poco più di due mesi fa abbiamo rischiato di non poter riformare il trio, Silvia aveva un impegno di lavoro fuori città proprio nel w-end designato, ma il suo grande desiderio di ripeterla insieme a noi ha avuto la meglio e ha chiesto e ottenuto un permesso speciale per poterci essere.
Da quando ci ha dato questa splendida notizia, abbiamo atteso con trepidazione l’apertura delle iscrizioni e lunedì mattina 3 maggio ci siamo precipitate ad inviare tutta la documentazione necessaria, giravano voci che la corsa sarebbe stata presa d’assalto e non volevamo rischiare di rimanere escluse, come invece è successo ad alcuni compagni di squadra meno tempestivi, dato che realmente le iscrizioni si sono chiuse nel giro di soli 2 giorni, lasciando al palo molti aspiranti partecipanti.
Solo dopo un paio di settimane però abbiamo avuto la conferma ufficiale che le Euroatletica 2002 Ladies erano state accettate, ed è da quel momento che il nostro sogno iniziava a diventare realtà, lasciando Ladies in aggiunta al nome della nostra Società, anche in ricordo del nostro sponsor dell'anno scorso, da sempre fotografo ufficiale della manifestazione, che si è spento in aprile a seguito della sua grave malattia che non gli ha permesso di essere presente di persona a questa 50° edizione come tanto avrebbe desiderato, ma che sicuramente ha seguito e sempre seguirà tutti quanti noi partecipanti da lassù.
Stavolta ho fatto una preparazione un po’ diversa, allenandomi di più sulla parte corribile, anzichè con tapasciate in cui arrampicarsi per boschi e sentieri che simulavano l’ultima parte di gara. Il risultato è che ho fatto forse meno km, ma almeno tutti di corsa, anche perché ero la più lenta e non potevo contare su un’andatura al risparmio.
Arriviamo al giorno della gara già cariche di tutti gli in bocca al lupo in settimana dei compagni di squadra e amici e della inevitabile tensione pre-gara. Ahimè anche stavolta le locali previsioni meteo erano piuttosto avverse, addirittura pioggia per tutta la notte, e così infatti è stato.
Dopo un preludio di temporale pomeridiano placatosi giusto per l’ora di incamminarci verso Monza, quando arrivo all’Arengario con Dany e i suoi genitori mi assale un emozione indescrivibile e tanti ricordi nel rivedere lo scenario dello scorso anno. A poco a poco la piazza si riempie, arrivano tante persone amiche e sapere che anche loro prenderanno parte a questa avventura mi rassicura, mi fa sentire bene, come quando arrivano compagni e compagne di squadra venuti apposta per starci vicino negli ultimi momenti pre-gara e vederci partire.
Anche se quest’anno non avevamo un’auto ammiraglia al seguito, abbiamo avuto un’intera famiglia di angeli custodi che sono stati al nostro fianco con affetto, disponibilità, entusiasmo e resistenza fisica, ovvero la famiglia di Silvia al completo, papà, mamma, sorella e fidanzato della sorella, che fino a Calolzio nonostante la pioggia battente sono stati al nostro fianco in bici, sfidando l’acqua, il freddo, il buio, i pericoli della strada, senza mai abbandonarci un istante e facendo la spola tra una e l’altra: non ci sarà mai modo di ringraziarli come meritano, come mai abbastanza potrò ringraziare anche quest’anno il nostro quarto compagno di squadra, Alessandro, senza di cui non so proprio come avremmo fatto, lui che ha pedalato fino ad Erve portando nel suo zaino dietro la schiena tutte le nostre cose, che ha scalato anche stavolta il Resegone fino al traguardo con noi e ci ha riportato a casa.
Con questa doverosa e irrinunciabile premessa prima di raccontare la corsa, siamo puntualmente salite sul palco della partenza alle 21.02 come 7° squadra al via su 202.
I primi 10km scorrono via tranquilli tutte insieme e superiamo tutte le squadre femminili partite prima di noi, a nostra volta superate come prevedevamo dalle 2 inavvicinabili partite subito dietro di noi, inserendoci quindi in terza posizione. Non so dire con precisione a che km si sia messo a piovere, ma ricordo che dopo neanche un’ora di corsa eravamo già belle bagnate. Contenta di aver preso la saggia decisione di tenermi la maglietta sotto la canottiera, non sentivo freddo e avevamo preso un buon ritmo, senonchè nei secondi 10km per 3 volte accuso un dolore alla parte sinistra del petto, che sebbene non mi faccia rallentare l’andatura, è fastidioso e mi innervosisce non poco. Col sostegno dei nostri angeli custodi in bici proseguo fiduciosa e infatti più o meno dopo il 20°km fortunatamente il dolore non si ripresenta più. Nel frattempo però ci raggiungono e ci superano le due squadre RunnersBergamo che avevamo superato all’inizio, indietreggiando quindi in 5° posizione, Dany e Silvia riescono a stare dietro di loro e prendono quindi un’andatura più sostenuta della mia, distanziandomi un po’.
Da lì praticamente correrò il resto della corsa da sola, affiancata fino a Calolzio dai nostri angeli in bici che fanno la spola dall’una all’altra. Nonostante il tempo pessimo, per strada c’è addirittura più gente dell’anno scorso e dà veramente una carica incredibile passare tra persone che anche con la pioggia, a tardissima ora e con bambini al seguito ti incitano e ti spingono con i loro applausi e incoraggiamenti. Era fortissimo sentirli dire: “dai, vai, non mollare, dai che le riprendi”. E io che rispondevo tra me e me: ma io non ho mollato, sto benissimo, questo è il mio ritmo!!
Infatti quando passo dal cartello dei 30Km e vedo il mio orologio che dice 2h37’ quasi non ci credo, perché significa che avevo corso a un ritmo di 5’14” e pensando che a Firenze avevo corso quella distanza a 5’20” non potevo che essere soddisfatta, anche se ero il fanalino di coda della squadra!!. Almeno un paio di volte ho chiesto agli spettatori se le mie compagne erano molto avanti e mi rassicuravano che erano appena passate.
Ora però dovevo vedere come reagivo in salita nella seconda parte di gara. Rispetto allo scorso anno, sarà perché siamo andate un po’ più veloci, sarà perché le partenze si sono dilatate molto rispetto ai 20” previsti tra una squadra e l’altra, siamo state superate da meno squadre e mi sono ritrovata praticamente da sola ad affrontare i gradoni di Calolzio: tra il buio, la pioggia, la miopia, l’affanno, ho fatto parecchia fatica ad individuare le direzioni da prendere e qualche minuto l’ho sicuramente perso ad orientarmi. Anche sui tornanti per Erve c’era molto meno caos dell’anno scorso, pochi podisti e poche auto, forse il grosso doveva ancora arrivare. Lì sui tornanti che portano ad Erve ho effettivamente accusato più fatica dello scorso anno, una volta spezzato il ritmo di corsa per via dei gradoni, riprendere a correre è stato più dolorante per le mie gambe, ma pian piano sono salita senza mai camminare e sono arrivata al cancello orario di Erve in 3h30’ raggiungendo finalmente Dany e Silvia, che erano lì ad aspettarmi rispettivamente da 10 e 4 minuti, quindi nemmeno loro erano rimaste insieme e avevano corso singolarmente. Ero dispiaciuta di aver fatto perdere loro così tanto tempo, ma senza cercare di perderne altro ci siamo riavviate verso l’ultima straordinaria parte di gara che ci aspettava da lì a pochi minuti.
Arrivate all’imbocco del mitico sentiero, ritrovo Ale che ci aveva già preparato fuori cambio e pila, così il più rapidamente possibile ci cambiamo e ripartiamo per la parte finale. Dany e Silvia sono nuovamente leggermente avanti, mentre Ale rimane con me per tutto il tempo ed è grazie a lui che ho scalato con sicurezza e scioltezza il Resegone, o anche lì essendo rimasti per alcuni tratti da soli, con la concitazione del momento non avrei saputo orientarmi al volo e magari sarei entrata in panico. Mentre lo scorso anno avevo vissuto quest’ultima parte con angosciante incredulità e un po' di paura di fronte a quell’impervio percorso e con la difficoltà di dovermi tenere la pila in testa con una mano, quest’anno che avevo la mia pila che stava su da sola avevo le mani completamente libere da poter usare per scalare le rocce e posso affermare che mi sono proprio divertità lassù, nonostante i dolori e le insidie del sentiero. Nel frattempo non perdevo di vista l’orologio, perché capivo che avevamo un bel vantaggio rispetto al tempo dell’anno scorso, e quando ho raggiunto Dany e Silvia per percorrere insieme tenendoci per mano gli ultimi metri fino alla capanna, è scoppiata dentro una gioia indescrivibile nel tagliare nuovamente il traguardo, e con ben 14’ di anticipo nonostante la mia lentezza.
Dopo l’arrivo, come l’anno scorso abbiamo ricevuto i complimenti di tutti, la capanna era già gremita e siamo salite nella stessa cameretta a noi destinata per cambiarci, dove abbiamo scambiato i primi commenti a caldo con le altre donne già arrivate.
Finalmente asciutte, siamo rimaste su alla capanna poco più di un’ora, ma purtroppo stavolta non aveva nessuna intenzione di smettere di piovere, quindi ci avrebbe atteso un'altra bella camminata sotto l’acqua. Prima di scendere, io chiedo ai cronometristi il nostro tempo ufficiale, che ci confermano quinte con 4.41.17 e Dany mi fa conoscere il vincitore per la 10° volta Emanuele Zenucchi, che io conoscevo solo di fama, di cui invece lei è amica. Infatti scendiamo proprio con lui e il suo accompagnatore Silvio (mentre i suoi due compagni erano già ripartiti). Anzi, dopo circa 5’ di cammino in cui eravamo ancora nella parte di sentiero comune alla salita dove quindi davamo spazio e incitavamo chi stava ancora salendo, ci accorgiamo che Silvia e Ale non sono con noi e proprio Emanuele, mica stanco per tutti i km appena percorsi, si offre di risalire a cercarli. Una volta ricomposta la squadra ci concentriamo sulla discesa, io sono in coda e vado adagio, la discesa mi fa sempre più paura della salita, soprattutto in quelle condizioni di buio, fango, sassi sconnessi, torrenti da guadare e poca freschezza fisica, e devo ringraziare tantissimo Silvio, l’amico di Emanuele, che è stato lì dietro con me ad aiutarmi tenendomi la mano nei tratti più difficili.
Anche stavolta siamo arrivati giù ad Erve dopo circa 1h40 di cammino, costantemente sotto l’acqua, e dopo una sosta davanti ad un bar dove preparavano per l’occasione panini con salamella, abbiamo salutato i nostri compagni di discesa per ritornare in auto verso Monza, e da lì verso casa.
Già a poche ore di distanza dalla conclusione di questa nostra indimenticabile avventura di cui ora ci gusteremo il ricordo e le emozioni per un anno intero, resterò infinitamente grata a tutti coloro che ci hanno permesso di realizzarla, con la certezza assoluta di volerla sicuramente rifare anche l’anno prossimo.
Daniela M.