Milano Marathon: una maratona con la M maiuscola
Anche stavolta le premesse non erano gran che buone: una settimana caratterizzata dall'influenza e da una condizione morale non propriamente al top... Ma la voglia di correre era tanta, troppa, e niente poteva farmela passare. Nemmeno quel fastidiosissimo vento, che mi aveva sì messo addosso un po' di preoccupazione, ma non mi aveva certo tolto la carica e la voglia di dare tutta me stessa. La Maratona di Milano, quella gara che non avrei mai voluto correre, nelle ultime settimane era diventata una sorta di meta, un obiettivo che valeva molto più di un semplice tempo. Era una prova, una dimostrazione a me stessa di quello che ero in grado di fare da sola, totalmente da sola. Dovevo tirare fuori tutta la mia forza, il mio carattere e la mia motivazione per stimolarmi, non potevo contare su nient'altro che su questi.
Alla partenza alla Fiera di Rho il vento infastidisce parecchio, fa freddo, ma a sorpresa c'è qualcuno che mi riscalda il cuore... Un riavvicinamento dopo giorni di distanza, a pochi minuti dalla partenza della "mia" gara, è una vera sferzata di energia, mi sembra di tornare a respirare di nuovo (nonostante il raffreddore e la tosse che non mi danno tregua) e la voglia di correre e fare bene sale!
Il mio pettorale F94 mi consente di posizionarmi nella griglia dei top runner, mi sento un po' un'intrusa in mezzo a quei fenomeni, ma è una grande emozione vivere le fasi di avvicinamento alla partenza dalla prima linea. Il cuore batte forte e dentro di me e accanto a me c'è di nuovo il sole! Mi sento sempre più carica e quando finalmente viene dato il via l'entusiasmo di essere lì davanti mi porta a correre ad un ritmo a dir poco azzardato... Appena ne prendo consapevolezza rallento un po', ma visto che mi sento bene e le gambe girano decido di tenere comunque un buon passo, 4.50 - 5.00. Mi diverto a vedere tutti che mi sorpassano, a salutare quelli che conosco, a sentire le battute di quelli che si domandano che cosa ci faccio io lì davanti. Sono tranquilla, serena, ma molto concentrata. I miei pensieri sono tutti per la mia gara, che mi voglio godere dal primo all'ultimo km. E così sarà.
Passo al 10^km in 49', mi rendo conto che è il ritmo che tengo sulla mezza, sono consapevole di essere azzardata, ma voglio azzardare. Sento che ci voglio provare, finchè le gambe reggono. So che prima o poi calerò ma voglio mettermi alla prova e vedere quanto reggo. Al primo cambio di staffetta riconosco diversi compagni di squadra, sento i loro incitamenti, è bello vedere facce amiche e sentire il loro tifo, fa morale. E continuo a spingere.
Poco prima del 20^km vengo raggiunta dai palloncini delle 3h30 dove ci sono due amici pacemaker; vengo invitata ad agganciarmi al gruppo, ma preferisco andare da sola e ascoltare solo le mie sensazioni. E poi l'obiettivo sono le 3h40... e già sarà dura raggiungere quello... inutile e controproducente tentare di strafare. Passo alla mezza in 1h45, praticamente il mio secondo miglior tempo dopo il personal best alla Scarpa D'Oro Half Marathon. Eppure non sto facendo per nulla fatica, anzi, corro in modo del tutto agevole, il respiro non è per nulla affannato e le gambe tengono bene. E' pazzesco, sto così bene e me la sto talmente godendo che anche Milano mi sembra più bella! Magie della corsa... Il vento a tratti infastidisce parecchio è vero, ma ormai sono talmente abituata a trovarmi di fronte alle intemperie che le vivo come un ostacolo da superare... spingendo ancora di più sull'acceleratore. E proseguo....
Arrivo al 30^km con un po' di timore di incorrere nel muro... non mi è mai capitato, ma diciamo anche che non ho mai osato così tanto... E invece per fortuna niente. Verso il 32^ però inizio a sentire i primi dolori ai quadricipiti, la spinta diventa più problematica, la fatica inizia a farsi sentire e anche il vento dà più fastidio. Il passo inevitabilmente rallenta. Ma non è una crisi, è un calo leggero e graduale. E inevitabile... avendo corso 10-15 sec. al km più veloce del previsto... Ma è proprio lì negli ultimi km che viene fuori la maratoneta che è in me. E nonostante la sofferenza, alla vista di tutti quelli in preda a crampi e crisi varie che tirano i remi in barca e si fermano o camminano, io stringo i denti, mi faccio forza e tiro fuori tutta la mia grinta, supero gli arresi, e proseguo dritta verso il mio obiettivo. Dopo l'ultima curva, alla vista dell'arco che sancisce l'arrivo, esplode la gioia: alzo le braccia al cielo ed esultante taglio il traguardo con un sorriso grande così! 3h35'19, un tempo esagerato, la ciliegina sulla torta di una gara a dir poco perfetta!
Penso che sono davvero orgogliosa di me stessa e della mia prima maratona tutta da sola, vissuta serenamente, goduta dall'inizio alla fine, e gestita alla grande, nonostante gli azzardi della prima parte. E se penso che qualche giorno prima, a causa di malesseri fisici e morali, mi era quasi passata la voglia di correrla, beh per fortuna che alla fine mi sono ricreduta, e ci ho creduto!
E poi penso a quella sorpresa che poteva rovinarmi la giornata, e che invece l'ha resa ancora più speciale... ma questa è un'altra storia...
La mia storia di maratoneta invece dice che l'appuntamento per la prossima 42,195 km è ad autunno, e l'obiettivo è di quelli tosti: stare sotto le 3h30! La data e il posto già fissati: 17 ottobre, Amsterdam!
Ma prima di allora la strada è ancora lunga, e gli obiettivi da raggiungere ancora tanti.
E come dice il Liga: "Sempre qua comunque vada sempre sulla mia strada".
Daniela V.