Milano Relay Marathon 2010
Aderisco alla staffetta prima ancora di conoscere l’iniziativa di Giorgio (bravo!), poi propongo l’idea a tre amici, di cui solo Lele già Euroatleta.
Marco corre solo da qualche mese, non ha mai fatto né una gara ne più di 8 km… è scettico, ma alla fine mi dice di sì… e conoscendolo da 40 anni, per lui è sicuramente una sfida enorme. Gli offro la seconda frazione, quella più vicina a casa sua… correrà con il telefonino in mano, dice che non si sa mai….
Pietro è un runner vero. Schivo, non ama né parlare né apparire, sembra sempre lì per caso… è il mio socio delle tapasciate invernali, quelle che si corrono a -11 °C come a Seveso, senza parlare. Mi dice subito di sì e da subito immagino che lui vivrà come me con grande intensità questa nostra avventura: sia per il fine benefico che per l’importanza della manifestazione. Farà la terza frazione, vuole correre in Piazza Duomo.
Lele passa dall’ansia all’euforia, vorrebbe fare la maratona, quella vera, ma non si sente ancora pronto. E’ motivato, vuole correre forte per aiutare l’AGPD… Lui, sulla carta, è quello che può fare meglio la frazione più lunga, vivrà con trepidazione la lunga attesa.
Marco, Pietro e Lele non si conoscono, riusciamo solo a scambiarci informazioni sui colori dell’abbigliamento che ognuno vestirà, mostrerò anche una foto di Marco a Pietro… ma non servirà: cambi comunque perfetti.
A Rho ci sono 6 gradi, il vento è davvero fastidioso, non male per una domenica di Aprile. Mi accorgo che anche io faccio parte della gente (strana) che indossa un sacchetto della spazzatura. Provo un po’ di invidia per gli amici che si misureranno sulla maratona, ma sono più contento di fare la staffetta ….che i giornali hanno ribattezzato dei “VIP”, mah….
Parto con due amici Euroatleti, con i quali ci alterniamo per tagliare meglio l’aria gelida e sempre contraria, sin dai tempi della bici da corsa. Poi mi attacco ad una coppia che vedo avere un passo preciso ma soprattutto per me compatibile, uno ha un mazzo di chiavi nella tasca posteriore della maglietta. Il rumore prima mi risulta fastidioso, poi mi accorgo che è un ottimo ritmo a cui “appoggiarsi”. Starò con loro quasi fino alla fine, vedo Marco, gli passo il braccialetto, 48e35, record personale sulla distanza.
Marco mi ha raccontato che fino al 7km ha avuto la paura di non farcela, poi ha capito che avrebbe potuto dare di più ed ha aumentato il passo, finalmente divertendosi. Il tempo per lui non conta, chiude con 57 minuti. Ciò che conta è che vuole rifare subito un’altra gara e che ha già deciso che il prossimo anno porterà una squadra tutta sua… abbiamo fatto proseliti.
Pietro non faceva gare “serie” da circa 12 anni, evidentemente aveva una gran voglia. Alla fine della sua frazione mi telefona e mi dice “grazie di avermi coinvolto in questa bellissima iniziativa”. Credo sia letteralmente volato: 41 minuti, 30esimo assoluto della sua frazione, stacca di 5 minuti un certo Sig. Francesco Panetta. Che dire? Qualche riga sopra Vi avevo detto che era un runner vero… L’auspicio è quello di vederlo presto con la canottiera bianca e blu.
Lele, in trepidante attesa da qualche ora (!) in Via Bocconi, evidentemente non si raffredda. Mi dirà che ha vissuto “la grande festa” e che arrivare sotto l’arco finale della maratona gli ha fatto immaginare il momento della sua prima maratona. All’ultimo km non vede i ragazzi di AGPD e se ne rammarica, gli scatto qualche foto all’arrivo ma è così impegnato a stare sotto i 53 minuti che non si gira neppure.
Chiudiamo solo 127esimi, ma (anche) oggi la classifica non conta.
Luigi Caligaris